Brescia

In loving memory of David Hockney (1937 – 2026)

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“Ama la vita”. Era il consiglio che David Hockney ripeteva più spesso e che oggi suona come il testamento ideale di un artista che ha fatto della meraviglia e della curiosità una ragione d’esistenza. Si spegne il colore di David Hockney, ma non la sua luce. Con la scomparsa del grande artista britannico, avvenuta l’altro giorno a Londra all’età di 88 anni, il mondo dell’arte perde una delle figure più innovative, libere e influenti del Novecento e del nuovo millennio.

Nato a Bradford nel 1937, Hockney ha attraversato oltre sessant’anni di storia dell’arte senza mai smettere di reinventarsi. Dalla stagione della Pop Art alle celebri piscine californiane di opere come A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), fino alle sperimentazioni digitali realizzate con iPad e tablet, ha saputo trasformare ogni mezzo in un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile. Proprio Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), nel 2018, fu battuto all’asta per 90 milioni di dollari, stabilendo allora il record mondiale per un artista vivente.

Artista anticonformista, apertamente omosessuale in un’epoca in cui dichiararsi tale era ancora uno scandalo, Hockney ha fatto della libertà espressiva il centro della propria ricerca. Anche il suo carattere ribelle e inconfondibile – gli immancabili occhialini tondi, la sigaretta tra le dita e, per anni, la chioma bionda – ne hanno fatto una figura iconica ben oltre il mondo dell’arte. Negli ultimi anni, nonostante i problemi di salute, ha continuato a dipingere quotidianamente tra Londra e la Normandia: “Quando lavoro mi sento come Picasso, mi sento trentenne”, aveva dichiarato in una rara intervista televisiva.

La sua ultima grande consacrazione è arrivata nel 2025 con la monumentale retrospettiva alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi. Oggi lascia un’eredità immensa fatta di colori, paesaggi, ritratti e sperimentazioni che hanno ridefinito il concetto stesso di contemporaneità, influenzando generazioni di artisti in tutto il mondo. E come affermava lui stesso, “Credo di avere qualcosa da dire alle persone”: un dialogo che continuerà attraverso le sue opere.

A ricordarlo sono le principali istituzioni culturali internazionali. Dal Royal College of Art di Londra, dove studiò tra il 1959 e il 1962, che ne ha celebrato “la curiosità senza limiti, la maestria nei colori e l’adozione delle nuove tecnologie che hanno ridefinito il corso dell’arte moderna”, al Centre Pompidou di Parigi, fino alla Tate Britain, che nel 2027 gli dedicherà una grande mostra. Un omaggio che conferma il posto di Hockney nel ristretto pantheon degli artisti capaci di cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.