Il Teatro alla Cartiera come spazio di relazione e creazione: LABA protagonista al laboratorio di Lucio Pozzi
“Il teatro come spazio aperto e poroso, capace di accogliere formazione, ricerca e produzione in dialogo costante”. Si è concluso nei giorni scorsi, con un momento di visione condivisa dell’installazione finale, il laboratorio condotto dall’artista Lucio Pozzi al Teatro alla Cartiera di Rovereto, promosso dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni di attività.
Il progetto “Colore sopra l’altro senza fine” ha coinvolto un gruppo selezionato di studenti e studentesse del corso di Scenografia – indirizzo Cinema Audiovisivo e Multimedia – e di Pittura della nostra Accademia, coordinati dai docenti Andrea Gentili e Dalia Macii: ne è nata un’esperienza intensiva che ha intrecciato formazione, pratica artistica, relazione con lo spazio e incontro tra generazioni.
Al centro dell’iniziativa non vi è stato soltanto il laboratorio, ma il Teatro alla Cartiera stesso, che si conferma come luogo in costante trasformazione: spazio abitato dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni e destinato alla produzione e alla programmazione, ma anche piattaforma aperta a progettualità artistiche eterogenee, incluse esperienze di respiro internazionale attivate grazie alle relazioni costruite dalla compagnia nel tempo. Dal 2007, con la convenzione con il Comune di Rovereto, il Teatro è diventato sede stabile della Compagnia, rafforzando la sua identità di spazio vivo e operativo.
In questo contesto, l’atrio del teatro – tradizionalmente luogo di passaggio- è stato ripensato come soglia attiva: uno spazio di lavoro e di incontro tra artisti, studenti e pubblico. Qui ha preso forma un intervento site-specific temporaneo che ha reso visibile il processo creativo, aprendo lo spazio teatrale a nuove modalità di fruizione e partecipazione.
Guidati da Lucio Pozzi, gli studenti e le studentesse Roberto Venturini, Edoardo Pellone, Luca Balottin, Agata Scaccabarozzi, Clarissa Allushi, Alessandro Mitroi, Riccardo Cadenelli, Beatrice Maffiuletti, Filippo Mauro e Maria Lazzaroni hanno sviluppato un lavoro pittorico collettivo basato su accumulazione e stratificazione. Il progetto si è ispirato all’idea di pittura come palinsesto: una superficie in continua trasformazione, attraversata da segni successivi in cui ogni livello conserva traccia delle scelte che lo hanno generato.
Attraverso sessioni quotidiane, il gruppo ha costruito una composizione in costante evoluzione, utilizzando matrici individuali replicate, modificate e sovrapposte. Ne è emerso un mosaico dinamico e aperto, capace di tenere insieme molteplici identità all’interno di uno spazio condiviso.
L’installazione finale e il momento di visione condivisa non hanno restituito un’opera compiuta, ma un processo: una traccia viva di lavoro collettivo, destinata a trasformarsi ulteriormente attraverso la frammentazione e la redistribuzione delle superfici tra i partecipanti.